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Il teatro è sempre un atto di fede; ogni sogno, ogni scrittura, ogni segno che il teatrante compie è da considerarsi un atto di fede; di fede verso se stessi. Occorre ritornare al culto sacro della fedeltà nei confronti della propria poetica, di una poetica che sia fedele all'individuo a cui appartiene. Solo questa fedeltà ci consente di dialogare con ciascuna persona ed a tutte contemporaneamente. Senza compromessi che rendano la nostra poetica maggiormente commerciabile, maggiormente addomesticabile, maggiormente fruibile, maggiormente capibile, maggiormente della maggioranza. "Occorre innanzitutto che questo teatro sia" (A. Artaud).
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