Piccoli appunti

Brevi stralci dei miei appunti di questi giorni, un modo per sapere dove sto vagando con la mia ricerca, sopratutto se qualcuno di voi volesse venire a farmi compagnia. Vi ricordo che, per mettervi in contatto con me, potete accedere alla voce "contatti" del menù oppure alla voce "blog". Se leggete qualcosa che vi incuriosisce, ovviamente, contattatemi pure.


FrancescoSabato 31 Ottobre 2009

opporre resistenza

il teatro è, anzi "deve" essere, quella cosa che oppone sempre una certa resistenza a chi ne usufruisce.


FrancescoMercoledì 28 Ottobre 2009

Atto di fede

Il teatro è sempre un atto di fede; ogni sogno, ogni scrittura, ogni segno che il teatrante compie è da considerarsi un atto di fede; di fede verso se stessi.

Occorre ritornare al culto sacro della fedeltà nei confronti della propria poetica, di una poetica che sia fedele all'individuo a cui appartiene.

Solo questa fedeltà ci consente di dialogare con ciascuna persona ed a tutte contemporaneamente.

Senza compromessi che rendano la nostra poetica maggiormente commerciabile, maggiormente addomesticabile, maggiormente fruibile, maggiormente capibile, maggiormente della maggioranza.

"Occorre innanzitutto che questo teatro sia" (A. Artaud).


Francesco Chiantese

Macerie

In una società abituata a zoommare all'interno dei fatti, tra la carne dilaniata, tra le violenze, tra le macerie quotidiane, il teatro acquista sempre più la responsabiilità del "suggerire".

 Suggerire, e non dire; non mostrare, ma svelare.

 


FrancescoLunedì 09 Marzo 2009

teratro dell'Inconsuetudine

Il grande teatro, sostiene e testimonia con se stesso Carmelo Bene, cioè quel teatro che per la sua natura decostruttiva è difficilmente comprensibile, può arrivare allo spettatore molto più del teatro del "capire" in quanto, supera il pregiudizio del comprendere, e le sue forme.

Questo ci appare facile da accettare, se prendiamo in considerazione la grande opera lirica o la grande musica; il teatro, invece, che si è negato reiterando al proprio pubblico il culto latino e greco della comprensione, fa apparire per se stesso questa considerazione impossibile.

Generazioni di teatranti del dire hanno castrato il teatro della sua natura procreatrice. Lo hanno ridotto a veicolo di messaggi.

Il teatro dev'essere fedele alla propria natura essendo creativo per chi lo fa, e procreativo per chi vi partecipa da spettatore. Il suo scopo deve essere quello di concepire in loro, con loro, un'esperienza. Ed in questa sua caratteristica, il teatro, può riscoprire la propria natura rivoluzionaria, la propria natura di azione sulla cultura, sulla società. In questa sua caratteristica, solo in questa, esso è vivo.

Altrimenti si avrà un teatro morto, con tutta l'affascinazione della morte, con tutta la bellezza della morte, senza la capacità di generare che hanno solo i vivi.

Più che ogni spiegazione, ogni tentativo di far comprendere, di veicolare messaggi, l'esperienza diretta delle emozioni, una sorta di cognitio dei experimentalis, è l'obiettivo a cui il teatro deve tendere.

L'inconsuetudine è l'unico strumento che conosco per riportare lo spettatore alla verginità dell'esperienza percettiva, alla verginità dell'ascolto.

L'inconsuetudine, il percorso sghembo, il suono che non dice, ma che è; il gesto che non dice, ma che è; la parola che non si preoccupa di comunicare ma di essere, di esistere, ed in questo senso di vivere, di creare, di generare.

Ricordo come rivoluzionaria, almeno nella mia esperienza con il teatro, l'espressione di Artaud "Il pubblico: innanzitutto occorre che questo teatro sia", quasi in appendice al suo teatro della crudeltà.

Innanzitutto occorre che questo teatro sia.


FrancescoGiovedì 26 Febbraio 2009

Tempo

Esiste un tempo mio, un tempo tuo, ed un tempo "nostro" un tempo di relazione.

Se io parto per un anno, e poi torno, per il tempo "mio" non ci saremo visti per un anno; e lo stesso vale per il tempo "tuo"; ma per quello nostro, per il tempo relazione, ci siamo visti poco fa: ci siamo visti l'ultima volta che ci siamo visti, e tra questo incontro ed il precedente, non esiste un tempo trascorso.

Il tempo, al di la della follia della sua misurazione, è quello che scorre in compresenza, talvolta di noi stessi, altre volte in compresenza degli altri.

In teatro, questa che nella vita può essere una considerazione arbitraria, è una considerazione fondante.

Esiste un tempo mio, un tempo dello spettatore, ed un tempo della nostra relazione.

Questo tempo deve avvicinarsi il più possibile all'istante.

 


FrancescoLunedì 23 Febbraio 2009

Sui segni spontanei

Esiste una categoria di "segni" con cui tutti siamo chiamati al confronto; sono quei segni che la natura, la nostra cultura personale, la nostra storia, ci hanno reso "spontanei".

Abbiamo la necessità di conoscerli a fondo; nelle loro radici c'è la soluzione del problema del rendere il proprio linguaggio fedele a se stessi.


FrancescoGiovedì 19 Febbraio 2009

Fedeltà

Il teatro è sempre un atto di fede; ogni sogno, ogni scrittura, ogni segno che il teatrante compie è da considerarsi un atto di fede; di fede verso se stessi.

Occorre ritornare al culto sacro della fedeltà nei confronti della propria poetica, di una poetica che sia fedele all'individuo a cui appartiene.

Solo questa fedeltà ci consente di dialogare con ciascuna persona ed a tutte contemporaneamente.

Senza compromessi che rendano la nostra poetica maggiormente commerciabile, maggiormente addomesticabile, maggiormente fruibile, maggiormente capibile, maggiormente della maggioranza.

"Occorre innanzitutto che questo teatro sia" (A. Artaud).


FrancescoMercoledì 18 Febbraio 2009

Deleuze

Rifletto su questa frase di Deleuze da qualche giorno, ed alterno momenti di totale adesione a questo sue pensiero a momenti di totale disaccordo con lui.

La frase in questione dice:

"C'è una familiarità pratica, innata, o acquisita con i segni, che fa si che ogni educazione sia un rapporto d'amore, ma anche di morte. 

Noi non apprendiamo nulla con chi ci dice di fare come lui.

I nostri soli maestri sono quelli che ci dicono di fare con loro, e che, anzichè proporci dei gesti da riprodurre, hanno saputo trasmettere dei segni da sviluppare nell'eterogeneo".

 


FrancescoMartedì 17 Febbraio 2009

Del furto

Quando con il mio mestiere compio un furto, devo sempre fare in modo che, la persona derubata, anche se ignara, possa amarmi, essermi grata, proprio per quel furto.

Con questo sentimento debbo rubare, e questo sentimento si traspone nel materiale rubato.


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