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Secondo Manifesto per un Teatro Urgente |
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Esiste un teatro che nasce dalle differenti urgenze della comunità che vive con esso. Le donne e gli uomini che gli danno la vita scelgono il dubbio come madre della propria azione e la ricerca come linguaggio per dialogare con le proprie urgenze. Questo teatro ha scelto come propri antenati tutti coloro che hanno fatto ricerca e come propria geografia la geografia appartenente a tutti coloro che fanno ricerca. Lo spazio di lavoro di questo teatro è il limite della donna e dell'uomo, ed allo stesso tempo il limite della società in cui essi sono inseriti. Questo teatro sceglie di avere il limite come casa e vi sta con tutta la sacralità con cui i nomadi abitano i posti che scelgono per la notte. Questo teatro non ha bisogno di nulla ed ha necessità di tutto. I suoi attori costruiscono attorno a se una tenda per poter lavorare tranquilli senza distrarsi, ne chiamarsi fuori, dal mondo di cui fanno parte. Essi dialogano tra loro con le parole, i gesti, i segni, ed i riti che gli appartengono come singoli artisti; e dialogano con il territorio che li ospita, e in esso con le persone, attraverso gli elementi della nuova tradizione che appartiene loro in quanto comunità che crea. Gli Urgenti si dedicano quotidianamente al loro artigianato, mettendosi alla ricerca di una nuova grammatica: in questo il loro è un teatro profetico, perché coniuga parole antiche per dire cose nuo ve. Essi rivendicano per il loro teatro il ruolo di osservatorio del quotidiano, di altare scomodo su cui salire per scoprire ed annunciare che il re è ancora una volta nudo; in questo il loro teatro è eretico, in quanto vive della necessità di prendere posizione rispetto alla vita che incontra. Il loro Teatro Urgente è una pratica umana che li mette in dialogo con gli aspetti più intimi della loro umanità, per ascoltare l’uomo e raccontarlo agli uomini; in questo il loro teatro è sacro. Francesco Chiantese novembre 2005 a partire dai materiali del gruppo storico composto daValeria Bassi, Francesco Chiantese, Erika Cherubini, Lorenzo Misuraca, Salvatore Sofia con la collaborazione di Francesca Campanelli (giornalista), Maria Tagarelli de Monte (esperta di linguaggi)
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