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L’Accademia Minima nasce dalla necessità, di un gruppo di giovani attori, di avere un luogo (fisico e non) dove poter far confluire le proprie precedenti esperienze e nello stesso tempo avere il “diritto di rubare” quelle degli altri. Una serie di ricerche espressive individuali che trovano, nell’esperienza di un collettivo teatrale, il giusto momento di confronto, maturazione, forza. Indubbiamente il collettivo nasce come luogo di studio dell’espressione, come luogo di sperimentazione; la materia di studio, ovviamente, non può essere che l’uomo stesso, dalla cui analisi, l’attore trae il materiale strutturale su cui costruire i propri personaggi, le proprie finzioni. Un teatro laboratorio. Un teatro dove isolare aspetti del quotidiano, controllarne i parametri per meglio conoscerli. Un laboratorio dove contenere l’uomo per analizzarne da vicino le pulsioni, le reazioni, le intime urgenze. Il palco come osservatorio privilegiato, come altare scomodo, come piazza del mondo. Luogo di analisi, ma anche di denuncia. Perché le grandi intuizioni, le grandi scoperte che sono figlie del teatro non hanno utilità se non diffuse apertamente e largamente a tutti. Il teatro degli urgenti e’ quella casa troppo grande in cui spesso ci si perde ed in cui convivono musica, parola, movimento, forma, errore. Quel grande gioco che fa parte della vita, nella stessa misura in cui la vita ne fa parte. Gli Urgenti hanno come vocazione naturale la sperimentazione, la trasgressione, consapevoli però che solo chi ha delle regole può trasgredirle, solo chi e’ figlio della tradizione ed in essa affonda le proprie radici, può concedersi l’esigenza dello sperimentare. Consapevoli del fatto che in teatro, ad oggi, e’ stato visto di tutto; e l’unico modo che abbiamo per fare un teatro “diverso” e’ quello di fare un teatro che “ci assomigli”. Un teatro del minimo. Un teatro che si sofferma sui dettagli, quei dettagli che sono servili al passaggio che l’uomo fa dalla vita al “grande teatro”. Minimo e’ anche il termine che meglio restituisce all’esperienza di questo collettivo il senso del mettersi in gioco senza pretese. Si sta in Accademia per fare teatro, poco importa se i percorsi di ciascuno condurranno su strade diverse, poco importa se qualcuno solcherà i palchi di grandi teatri e qualcun’altro continuerà a recitare nelle scuole, nelle palestre, nelle chiese sconsacrate o negli altri piccoli spazi di cui può appropriarsi in Italia il teatro popolare. Francesco Chiantese Maggio 2000
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